Via della seta, una non basta. La Cina investe in treni, strade e porti

OBOR-map

Una mappa che evidenzia alcuni dei percorsi delle nuove vie della seta

Milano, 16 maggio 2016 – C’era una volta la via della seta. O meglio, c’erano le vie della seta, perché oltre al sentiero battuto da Marco Polo, lungo le rotte della carovane che dall’Oriente più remoto raggiungevano le coste del Mediterraneo, la seta ha viaggiato dalla Cina anche per mare, approdando alle coste battute dall’ammiraglio Zheng He, così come per la strada indicata dal rabbino spagnolo Beniamino di Tudela, che anticipò l’esploratore veneziano. Secoli dopo, le vie della seta tornano in cima all’agenda politica della Cina, sotto il pomposo nome che il Politburo ha assegnato a un progetto che va ben oltre le ambizioni economiche: Cintura economica della via della seta e della via della seta marittima del XXI secolo. Altrimenti detta “Yi dai, yi lu”, una cintura, una strada, da cui l’acronimo con cui il progetto è salito agli onori delle cronache internazionali: Obor (One belt, one road).

L’obiettivo è “ridurre i tempi di connessione con la Cina e favorire gli scambi commerciali – ha spiegato Dino Gavinelli, professore di Geografia dell’Università degli studi di Milano, in un convegno organizzato sul tema dall’Istituto Confucio della Statale -. L’Unione europea vuole mettere i piedi in un’area in cui è assente, le repubbliche ex sovietiche vogliono contenere la supremazia russa. E ancora più interessante è la riapertura dell’Iran, tassello importante della via della seta verso sud”. Perché oltre alle arterie principali da est verso ovest, il disegno si compone anche di un reticolo da nord a sud. Le prime tessere del mosaico sono già al loro posto. Nel 2013, ad esempio, è partito il primo treno della linea Chongqing-Duisburg, che in 13 giorni trasferisce su ferro le merci dalla Cina alla Germania, rispetto ai 36 giorni che in media impiega una nave cargo. Pechino ha già speso 1,4 miliardi di dollari per rinforzare i porti dello Sri Lanka, 50 miliardi per infrastrutture e gasdotti tra Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan, 327 milioni per ferrovie, autostrade e centrali energetiche in Afghanistan, a cui aggiungere due linee su ferro verso la Thailandia, E più a nord, attraverso la Russia e la Manciuria, si studia il Transeurasia Express, un treno iperveloce che punta a collegare su ferro Pechino e Amburgo in quindici giorni. “La rete stradale e ferroviaria è complementare con i percorsi marittimi – ha aggiunto Gavinelli – perché in caso di crisi offre alternative agli stretti di Ormutz e Malacca, che sotto il controllo della Nato e degli Stati Uniti”.

A finanziare questa immensa mole di progetti non c’è solo la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture, ma anche quelle islamica ed europea per lo sviluppo. Istituti, quest’ultimo e il primo, in cui siede anche l’Italia, che ritroverebbe in Venezia il terminale della via della seta marittima, prima che le merci riprendano tir o treni verso Duisburg.  Secondo esperti degli Stati Uniti, “Obor sottrarrebbe il controllo dell’Asia pacifica agli Usa – ha riassunto Elisa Giunipero, dell’università Cattolica di Milano -. E dato che il punto di arrivo è in Europa occidentale, questo spinge a pensare che siano i paesi europei il principale terreno di sfida alla tradizionale influenza degli Stati Uniti”. Un progetto che da piano infrastrutturale, per , assume i contorni di “una strategia di politica estera”, come ha osservato Francesca Congiu, dell’Università di Cagliari, anche per controbilanciare il trattato transpacifico che gli Stati Uniti hanno firmato con dodici Paesi del Sudest asiatico e con il Giappone, escludendo Pechino. Di contro, “la Cina ha finanziato la costruzione di musei, moschee e opere per ricordare viaggi di Zheng He e in particolare ha finanziato in Sri lanka e Kenya la ricerca di reperti – ha ricordato Giunipero -. L’obiettivo è rievocare una storia di vantaggi commerciali ed economici per tutti, tenendo a mente che Kenya e Sri Lanka sono fondamentali per i porti di Obor”.

 

Luca Zorloni

Twitter: @Luke_like