L’industria del falso è in buona salute. E per l’Italia è una pessima notizia

Schermata 2016-04-19 alle 17.29.05.png

 

Milano, 19 aprile 2016 – Se fosse una nazione, sarebbe paragonabile per prodotto interno lordo al Belgio e all’Austria, ma destinata a scalare le classifiche. Perché il commercio di prodotti falsi, che nel 2013 ha fruttato 461 miliardi di dollari (338 miliardi di euro), è una piovra che continua ad allargare i suoi tentacoli. E dopo gli Stati Uniti, il secondo Paese al mondo più minacciato dall’industria del falso è l’Italia. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) hanno fatto i conti di quanto costano i pirati industriali, partendo dalle informazioni raccolte da circa mezzo milione di sequestri doganali compiuti nel mondo tra il 2011 e il 2013 (sulla base degli archivi dell’Organizzazione mondiale delle dogane, dal Dipartimento di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e della Direzione europea delle dogane).

Primo campanello d’allarme: l’industria del falso è in ottima salute e continua a crescere.”Uno studio dell’Ocse condotto nel 2008 stimava come le merci contraffatte e usurpative rappresentassero fino all’1,9 % delle importazioni mondiali, o fino a 200 miliardi di dollari statunitensi, in base aimigliori dati e alle migliori informazioni disponibili all’epoca”, ma nel 2013 il  peso del tarocco sui commerci mondiali è del 2,5%. E in Europa il 5% dei prodotti importati è falso, per un controvalore di 85 miliardi di euro, per cui, si legge nel rapporto, si può dire che “l’impatto relativo della contraffazione equivale al doppio rispetto al mondo intero”. “Una grave minaccia per qualsiasi economia aperta basata sulla conoscenza”, scrivono gli esperti.

Infografica EUIPO_18042016

Secondo campanello d’allarme: l’Italia è la seconda economia più colpita al mondo dalla pirateria industriale. Davanti ci sono gli Stati Uniti, con il 20% sul totale dei sequestri di merce fake nel 2013, lo Stivale è al 15%, seguito da Francia e Svizzera al 12%, Germania e Giappone all’8%, Regno Unito al 4%. La Cina si conferma la fabbrica mondiale del tarocco, con il 63,2% dei prodotti sequestri, ma Pechino stessa e le sue imprese che hanno registrato marchi e brevetti iniziano a lamentare la concorrenza sleale di chi copia.

Terzo campanello d’allarme: i trafficanti di falsi stanno modificando le loro strategie commerciali e puntano sulle piccole spedizioni, più difficili da intercettare da parte delle autorità doganali, e sul commercio elettronico. Un’altra tecnica consiste nel moltiplicare gli snodi di interscambio, facendo passare la merce attraverso Paesi con governi deboli, crisi economiche, vuoti di potere, instabilità politica o dilaniati dalla guerra. I sequestri effettuati in Europa, ad esempio, dimostrano che oltre alla Cina e a Hong Kong, molta merce risulta partita da Siria, Afghanistan, Grecia, Libano, Marocco, Senegal e Turchia.

I prodotti più contraffatti sono calzature, abbigliamento, articoli in pelle, macchinari elettrici e pezzi di ricambio, orologi, strumenti ottici, profumi, cosmetici e giocattoli. Tra i marchi più falsificati rietrano Nike, Rolex, Ray Ban e Louis Vuitton.

 

Qui il video ufficiale che riassume la ricerca:

Dati: Il commercio di merci contraffatte e usurpative: una mappatura dell’impatto economico, Ocse-Euipo, 2015.

 

Luca Zorloni

Twitter: @Luke_like